Indagine Congiunturale Federlazio 2026
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Federlazio ha presentato i risultati della consueta indagine congiunturale:
"Le PMI del Lazio tra difesa attiva e vitalità reattiva"
CONTESTO ECONOMICO NAZIONALE E REGIONALE
Dopo una crescita del PIL italiano dello 0,5% nel 2025, i dati del 1° trim. 2026 confermano un trend leggermente superiore con una stima su base annua del +0,7%.
La produzione industriale, dopo un lungo periodo di contrazione, in questa prima parte dell’anno mostra segnali di vitalità (+0,4%).
L’occupazione cresce del +0,4%, con una variazione (aprile 2025/2026) di +1,1 occupati. L’export segna un +3,3%, con una variazione tendenziale (primo trimestre 2025/2026) del +1,3%.
Nel Lazio, si registrano dati migliori rispetto al contesto nazionale: nel 2025 il PIL è cresciuto dello 0,6%; il numero di imprese del +2,07%, con Roma al +2,54%, il tasso più alto in Italia.
L’occupazione aumenta del +0,6%, con +15.000 occupati.
L'export si attesta a +9,6%, grazie al settore farmaceutico che rappresenta da solo il 50% dell’intero totale. L'Istat rileva che nel 1° trim. di quest’anno il valore delle esportazioni si è contratto dell’11,4%. Tale circostanza può essere ascritta agli effetti derivanti dalle turbolenze e tensioni geopolitiche di questi mesi.
INDAGINE FEDERLAZIO
L’analisi del 2025 restituisce l’immagine di un sistema impegnato in una “difesa attiva“. Il 40,9% delle imprese ha registrato un aumento del fatturato, mentre il 29,6% ha subito una contrazione.
Tuttavia, emergono segnali di logoramento nei settori manifatturiero e traporti e logistica che accusano in calo del fatturato rispettivamente del 37,1% e del 52,5%.
Sul fronte dell’occupazione, il 25% ha incrementato gli addetti, ma la difficoltà di reperimento della manodopera è ormai cronica e riguarda il 53% delle imprese, con punte del 76,5% per gli operai specializzati.
Nonostante l’incertezza, la propensione all’investimento resta alta: il 67,1% ha investito privilegiando formazione (43%), digitalizzazione (15,8%) e cybersecurity (15,2%).
IMPATTO DELLA GUERRA IN IRAN
L’evento bellico ha prodotto una scossa profonda nelle percezioni imprenditoriali. Dal confronto tra i dati di inizio marzo e quelli di maggio 2026 emerge che la quota di imprese che subisce effetti negativi giudicati di medio-lungo periodo è esplosa, passando dal 4,2% al 27,2%; il settore dei trasporti e logistica è il più colpito (87%), seguito dalla manifattura (37,7%).
PROSPETTIVE PER IL 2026
Le aspettative sono improntate a un’estrema cautela. Il 34,4% degli imprenditori prevede un arretramento del fatturato, a fronte di un 27,2% che spera in un incremento.
Sul fronte occupazionale prevale la stabilità (52,2%).
Emerge un forte interesse per l’IA: il 48% esprime un giudizio favorevole e il 35% ha già pianificato o sta realizzando investimenti in questo ambito.
Triplicati in un anno anche gli investimenti in efficienza energetica (dall’3,8% all’11,4%)
come strategia di risposta ai rincari.
Alessandro Sbordoni, Presidente Federlazio:
“Il sistema produttivo del Lazio sta navigando in una fase di ‘crescita fragile’, dove l’instabilità geopolitica non è più una variabile temporanea ma un vincolo strutturale. L’escalation militare in Iran di fine febbraio 2026 ha prodotto uno shock violento sul lato dell’offerta energetica, proiettando il Brent oltre i 120 dollari e riaccendendo una fiammata inflattiva proprio mentre il ciclo dei prezzi sembrava stabilizzarsi.
Le nostre imprese, dimostrano una resilienza straordinaria, ma i segnali di logoramento, in particolare tra quelle manifatturiere e della logistica, sono evidenti: per la prima volta le PMI registrano un brusco arretramento dei ricavi sull’export, virato in territorio negativo dopo i buoni risultati degli scori anni. Siamo di fronte a un rischio di ‘erosione industriale’ in cui i periodi di contrazione non vengono compensati dalle fasi di ripresa.
È quindi vitale che le istituzioni passino da interventi ‘una tantum’ a meccanismi strutturali di sterilizzazione della volatilità dei prezzi energetici. Senza un’azione coordinata per salvaguardare il patrimonio di competenze e tecnologie delle nostre aziende, il rischio di un indebolimento strutturale dell’economia regionale diventa concreto, con effetti negativi sull’intero mercato del lavoro e sul tessuto sociale.”
Luciano Mocci, Direttore Generale Federlazio:
"Da quanto emerge dall’indagine il cuore del nostro sistema produttivo resta vitale: nonostante un leggero calo rispetto al 2025, nei primi mesi dell’anno la maggior parte delle imprese continua ad investire dimostrando una straordinaria capacità di adattamento e rilancio.
Questa spinta si proietta verso il futuro, con una forte accelerazione sull’Intelligenza Artificiale, con investimenti già realizzati o pianificati dal 35% delle PMI, e contestualmente sulla cybersecurity previsti dal 20%.
Tuttavia, questa propensione all’innovazione è frenata da due ostacoli critici: la difficoltà cronica di reperimento di manodopera, riscontrata da oltre il 50% degli imprenditori, in maniera particolare per le figure specializzate, e da un sistema creditizio che pur incrementando i prestiti, privilegia soprattutto le imprese di maggiore dimensione.
Per trasformare questa capacità di adattamento e rilancio in forza competitiva è imprescindibile semplificare l’accesso al credito e ripensare le politiche attive del lavoro, allineando finalmente i percorsi formativi alle reali necessità tecnologiche delle filiere regionali".






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