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Federlazio - Instant survey sulle conseguenze della guerra in Iran

  • 1 ora fa
  • Tempo di lettura: 2 min


GUERRA IN IRAN

PREOCCUPAZIONE PER L’IMPENNATA DEI COSTI ENERGETICI E PER LE PROSPETTIVE FUTURE

 

Per valutare lo scenario che si sta configurando, la Federlazio ha condotto una “instant survey” tra le PMI, volta a misurare gli impatti diretti e indiretti del conflitto.


L’intervento militare in IRAN ha ampliato i fattori di incertezza geopolitica, generando ulteriori forti preoccupazioni anche nelle aziende del nostro territorio.


Il sondaggio, effettuato tra martedì 3 e lunedì 9 marzo, ha coinvolto un panel di 100 imprenditori, ai quali sono state sottoposte domande riguardanti:

•      la presenza di interessi diretti nell’area coinvolta dal conflitto

•      gli impatti percepiti dalle PMI

•      le preoccupazioni sui possibili fattori critici

•      le prospettive per il futuro


Dalle risposte emerge un quadro di forte apprensione, legato soprattutto agli effetti sui costi energetici e di produzione e la stabilità dei mercati.



L’analisi dei dati: coinvolgimento e impatti immediati

Sebbene la maggior parte delle imprese non operi direttamente nell’area (solo il 13% dichiara rapporti diretti o partnership di carattere produttivo o commerciale), il conflitto esercita una pressione indiretta ma determinante sull’intero sistema delle PMI.

In particolare:

  • Il 43% delle aziende subisce impatti significativi a causa dell’incremento dei costi energetici.

  • Il 16% delle imprese, pur non avendo interessi commerciali diretti, dipende dall'area per le forniture strategiche.

  • Il 30% avverte ripercussioni indirette sulle proprie attività complessive.

Per quanto riguarda la situazione attuale, il 33% ritiene che sia ancora sotto controllo ma a condizione che il conflitto abbia una durata limitata. Risulta in ogni caso significativa e diffusa la quota di chi teme per il futuro: infatti, il 23% degli imprenditori prevede effetti futuri pesanti, mentre il 3% sta già registrando conseguenze negative in questi giorni.



I principali fattori di rischio

La preoccupazione maggiore riguarda la tenuta dei costi, soprattutto energetici, di produzione, e la domanda interna. Gli imprenditori hanno indicato come "molto o abbastanza negativi" i seguenti fattori critici:

  • prezzi di energia elettrica e gas, indicato dal 77% (con un picco del 60% che lo ritiene "molto negativo");

  • rincaro di materie prime e semilavorati, segnalato dal 67%;

  • aumento dell’inflazione, indicato dal 63% del campione;

  • incertezza su consumi e investimenti, un timore per il 57% degli intervistati.



Prospettive per il futuro

Guardando ai prossimi mesi, il clima è di attesa e incertezza. Se da un lato il 50% dichiara che gli impatti sono ancora sostenibili a condizione che si arrivi a una normalizzazione entro poco tempo, dall'altro lato emerge una fascia di imprese in forte sofferenza: il 13% prevede contraccolpi notevoli che determineranno un equilibrio precario dell’attività, mentre il 3% teme che l'intero assetto aziendale possa essere messo a rischio dal perdurare del conflitto.  Vi è inoltre un 10% che, pur considerando i rischi della situazione, ritiene che comunque l’azienda si manterrà in equilibrio e un altro 10% che ritiene che le attività dell’impresa saranno coinvolte marginalmente. Infine vi è una quota del 13% che non esprime una previsione.

 

 
 
 

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