Federlazio - Instant survey sulle conseguenze della guerra in Iran
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GUERRA IN IRAN
PREOCCUPAZIONE PER L’IMPENNATA DEI COSTI ENERGETICI E PER LE PROSPETTIVE FUTURE
Per valutare lo scenario che si sta configurando, la Federlazio ha condotto una “instant survey” tra le PMI, volta a misurare gli impatti diretti e indiretti del conflitto.
L’intervento militare in IRAN ha ampliato i fattori di incertezza geopolitica, generando ulteriori forti preoccupazioni anche nelle aziende del nostro territorio.
Il sondaggio, effettuato tra martedì 3 e lunedì 9 marzo, ha coinvolto un panel di 100 imprenditori, ai quali sono state sottoposte domande riguardanti:
• la presenza di interessi diretti nell’area coinvolta dal conflitto
• gli impatti percepiti dalle PMI
• le preoccupazioni sui possibili fattori critici
• le prospettive per il futuro
Dalle risposte emerge un quadro di forte apprensione, legato soprattutto agli effetti sui costi energetici e di produzione e la stabilità dei mercati.
L’analisi dei dati: coinvolgimento e impatti immediati
Sebbene la maggior parte delle imprese non operi direttamente nell’area (solo il 13% dichiara rapporti diretti o partnership di carattere produttivo o commerciale), il conflitto esercita una pressione indiretta ma determinante sull’intero sistema delle PMI.
In particolare:
Il 43% delle aziende subisce impatti significativi a causa dell’incremento dei costi energetici.
Il 16% delle imprese, pur non avendo interessi commerciali diretti, dipende dall'area per le forniture strategiche.
Il 30% avverte ripercussioni indirette sulle proprie attività complessive.
Per quanto riguarda la situazione attuale, il 33% ritiene che sia ancora sotto controllo ma a condizione che il conflitto abbia una durata limitata. Risulta in ogni caso significativa e diffusa la quota di chi teme per il futuro: infatti, il 23% degli imprenditori prevede effetti futuri pesanti, mentre il 3% sta già registrando conseguenze negative in questi giorni.
I principali fattori di rischio
La preoccupazione maggiore riguarda la tenuta dei costi, soprattutto energetici, di produzione, e la domanda interna. Gli imprenditori hanno indicato come "molto o abbastanza negativi" i seguenti fattori critici:
prezzi di energia elettrica e gas, indicato dal 77% (con un picco del 60% che lo ritiene "molto negativo");
rincaro di materie prime e semilavorati, segnalato dal 67%;
aumento dell’inflazione, indicato dal 63% del campione;
incertezza su consumi e investimenti, un timore per il 57% degli intervistati.
Prospettive per il futuro
Guardando ai prossimi mesi, il clima è di attesa e incertezza. Se da un lato il 50% dichiara che gli impatti sono ancora sostenibili a condizione che si arrivi a una normalizzazione entro poco tempo, dall'altro lato emerge una fascia di imprese in forte sofferenza: il 13% prevede contraccolpi notevoli che determineranno un equilibrio precario dell’attività, mentre il 3% teme che l'intero assetto aziendale possa essere messo a rischio dal perdurare del conflitto. Vi è inoltre un 10% che, pur considerando i rischi della situazione, ritiene che comunque l’azienda si manterrà in equilibrio e un altro 10% che ritiene che le attività dell’impresa saranno coinvolte marginalmente. Infine vi è una quota del 13% che non esprime una previsione.

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